Terapia di coppia e familiare
Quando una coppia o una famiglia sta male, spesso non è perché manca l’amore: è perché il modo di stare insieme è diventato faticoso, ripetitivo o doloroso. In terapia creiamo uno spazio guidato per rallentare, ascoltarsi e comprendere cosa sta succedendo tra voi. In ambito clinico esistono anche descrizioni specifiche dei problemi relazionali: non sono “diagnosi” in senso stretto, ma aiutano a riconoscere che una sofferenza relazionale può essere centrale e merita cura. Quando sono presenti sintomi individuali (ansia, umore, trauma, ecc.), li consideriamo come parte del quadro complessivo, senza perdere di vista la relazione.
Quando può essere utile
- Se litigate spesso sugli stessi temi e non riuscite a “sbloccarvi”
- Se c’è distanza emotiva o sensazione di solitudine nella relazione
- Se la fiducia si è incrinata (tradimenti, segreti, fratture)
- Se la sessualità è diventata un tema difficile o doloroso
- Se state attraversando un passaggio importante (figli, lavoro, lutti, cambiamenti)
- Se dovete prendere decisioni delicate e volete farlo in modo più rispettoso
Inquadramento clinico (sintesi)
Nel lavoro di coppia e familiare è frequente che la sofferenza principale sia relazionale: conflitto cronico, comunicazione inefficace, rotture di fiducia, distanza emotiva, difficoltà nella gestione dei ruoli o nella co-genitorialità. In ambito clinico alcuni di questi aspetti possono rientrare in condizioni relazionali oggetto di attenzione clinica, utili per descrivere il focus dell’intervento anche in assenza di un disturbo mentale.
Quando sono presenti sintomi individuali (es. ansia, depressione, trauma, uso di sostanze), la valutazione considera come questi entrano nel ciclo relazionale: cosa attivano, cosa proteggono, cosa peggiorano. Questo aiuta a distinguere un problema “tra voi” da un problema “in uno di voi” che si riflette nella relazione — e spesso, nella realtà, le due dimensioni convivono.
La valutazione include sempre l’attenzione alla sicurezza: se ci sono violenza, coercizione o forte rischio, la terapia di coppia può non essere appropriata e si orienta verso interventi più protettivi.
- La diagnosi (quando rilevante) richiede colloqui e valutazione del funzionamento; non deriva da una singola seduta.
- La terapia non serve a “stabilire chi ha ragione”, ma a modificare pattern che fanno male.
Queste informazioni sono orientative e non sostituiscono una valutazione clinica individuale.
Cosa facciamo insieme
Costruiamo una mappa del ciclo relazionale: cosa innesca la tensione, come ognuno reagisce, cosa viene letto come rifiuto o attacco, e come il ciclo si auto-alimenta. Dare nome al pattern riduce l’escalation e aumenta la possibilità di scelta.
Lavoriamo su comunicazione e regolazione emotiva in seduta: ascolto, turn-taking, riparazione, richiesta di bisogni e confini. Quando la sessualità è in difficoltà, la affrontiamo con rispetto, senza giudizio, considerando anche fattori di salute, stress, farmaci e storia personale.
Definiamo obiettivi condivisi e realistici: ritrovarsi, ricostruire fiducia, decidere come cambiare assetto, oppure separarsi con meno distruttività (soprattutto quando ci sono figli).
Cosa puoi aspettarti
Un luogo protetto
Uno spazio in cui parlare senza escalation, con un ritmo guidato.
Comprensione dei pattern
Capire cosa si ripete è spesso il primo vero cambio.
Strumenti pratici
Micro-compiti tra una seduta e l’altra, concreti e sostenibili.
In presenza o online
Gli incontri possono essere in studio o online. La scelta dipende dalle esigenze della coppia e dalla possibilità di garantire un ambiente riservato.
Se vi va, possiamo iniziare da un primo incontro
Non serve arrivare d’accordo. Serve un luogo in cui capirsi meglio.